Importantissima e molto sentita dai veneziani è la " Festa del Redentore". Ha luogo la terza domenica di luglio di ogni anno quale devozione per la fine della peste.

Per la città di Venezia è una delle ricorrenze più importanti e attese.

Il sabato notte prende luogo un maestoso spettacolo pirotecnico che con le sue luci e riflessi illuminano il bacino di San Marco e il canale della Giudecca.

Già dalle prime ore del pomeriggio i veneziani con le loro barche adornate per l’occasione prendono posto nel bacino di San Marco. Lo spettacolo pirotecnico inizia all’incirca verso le 23.30 e dura circa un’ora, durante l’attesa si usa trascorrere il tempo tra canti, balli, piatti tipici e tanto buon vino.

Quest'anno, a causa dell'emergenza sanitaria, lo spettacolo pirotecnico è stato sospeso ma, Venezia e i veneziani festeggeranno comunque, anche se in modo diverso.

STORIA DEL REDENTORE VENEZIA

Le origini della storia del Redentore Venezia rievocano la peste che tra il 1575 ed il 1577 ha devastato Venezia mietendo cinquantamila persone. Nel 1576, il Senato della Repubblica decise di erigere la chiesa del Redentore con l’auspicio di un miracolo. Il 13/07/1577, l’epidemia fu definitivamente debellata e da quel momento per ricordare tale atto fu indetta una celebrazione popolare che ancora oggi ha luogo puntualmente ogni anno.

Nei giorni del Redentore, sul Canale della Giudecca, viene eretto un ponte di barche lungo 330 metri, questo per facilitare il raggiungimento alla Basilica del Redentore da parte della popolazione di Venezia.

Una festa per ringraziare e ricordare – Lazzaretto Vecchio e Nuovo

Dal primo luglio 1575 al 28 febbraio 1577, su una popolazione di circa 180mila persone, si registrarono a Venezia 46.721 morti di peste. In laguna esistevano già le due isole dei Lazzaretti, il Vecchio e il Nuovo, nati assieme all’invenzione della “contumacia” (la quarantena) per le navi in arrivo o i casi sospetti.

Lo stesso termine Lazzaretto deriva dal veneziano. Nel primo di questi luoghi, il Lazzaretto Vecchio, si raccoglievano i contagiosi fin dal 1423. Ebbe questo appellativo dalla corruzione del nome originario dell’isola, Santa Maria di Nazareth, da cui derivò Nazaretum, fino alla forma attuale. Al Lazzaretto Vecchio esistono tutt’oggi delle impressionanti fosse comuni dove i cadaveri degli appestati, spogliati dei loro abiti, venivano gettati in gran numero.

 Il Lazzaretto Nuovo, invece, fu fatto erigere nel 1468. In quest’ultimo luogo venivano inviate le persone sospettate d’essersi infettate. Se il contagio veniva accertato, avveniva il trasferimento al Lazzaretto Vecchio. Nel corso della pestilenza Cinquecentesca le due isole erano talmente debordanti delle migliaia di persone inviate che la Repubblica autorizzò la loro ospitalità su barconi ancorati nei pressi. Furono così approntate quasi tremila barche di ogni tipo, cariche all’inverosimile.

La peste e i medici

A Venezia oltre a quella del 1575-77, si ricorda sostanzialmente un’altra grande pestilenza. Quella del 1630-31, che portò alla costruzione della Basilica di Santa Maria della Salute. Entrambe le ricorrenze corrispondono oggi a due festività molto sentite dai veneziani. È forse per questo che si tende a dimenticare che la città, in un arco di circa ottocento anni, fu colpita dalla peste molte altre volte. Sessantanove, per la precisione, tra il 954 e il 1793. Secondo i dettami della medicina di allora, il morbo si propagava a causa dell’aria infetta. Era infatti per proteggersi dall’aria che i dottori della peste indossavano delle curiose maschere dal lungo becco (dove venivano inserite spezie ed essenze). Unitamente alle lunghe tuniche cerate e ai guanti li facevano somigliare a enormi corvi. I medici utilizzavano una bacchetta per sollevare i vestiti del malato, evitando il contatto diretto. Talvolta dei grandi occhiali venivano inforcati sul becco.